Si sente dire spesso, ma non è una leggenda…

Tra i modi di dire che si usano in Veneto “Ai tempi di Marco Caco”, indica un tempo remoto o comunque non bene circostanziato.

In realtà Marco Caco non è un personaggio della fantasia, come molti altri ne esistono, è invece un personaggio realmente esistito e, tra l’altro, ricordato a Chioggia per essersi distinto nella Guerra contro i Padovani nel 1214.

Un’ostilità nata per scherzo, anzi per gioco (ma probabilmente un pretesto per accendere le micce di una rivalità che tra Padova e Venezia ha tenuto banco per tutti gli ultimi secoli del Basso Medioevo, ovviamente per il predominio sul territorio), visto che il gioco in questione era quello del “Castello dell’amore”. Si trattava di una “disfida” amorosa che prevedeva la conquista di un castello di legno da parte ricoperto di stoffe preziose, dove avevano preso posto delle giovani spose e delle ragazze. Le donne, al massimo del loro splendore, imbellettate e adornate di gioielli, dovevano difendere la “fortezza” dall’assalto dei ragazzi che la assediavano divisi in compagnie, ciascuna sotto l’insegna del proprio Comune. Le città convolte erano Venezia, Padova e Treviso. Armi di difesa e di offesa erano poesie, canzoni, e poi rose, garofani, gigli, ma anche frutta ed essenze pregiate.

Proprio nel momento in cui i giovani veneziani stavano avendo accesso a una delle porte, i padovani – forse invidiosi o forse canzonati dai lagunari – strapparono lo stendardo di San Marco dalle mani dell’alfiere e lo gettarono a terra riducendolo a brandelli.

Ne nacque una ostilità armata che nei mesi successivi vide l’alleanza tra padovani e trevigiani nel saccheggiare l’entroterra veneziano e minacciare Chioggia. Fu tentato infine un assalto a un castello (vero, questa volta), quello delle Bebbe, che difendeva i confini della Serenissima verso Padova, Adria e Ferrara.

Ma il fato fu favorevole ai veneziani che grazie a Marco Caccamo, questo il vero nome di Marco Caco, fermarono l’avanzata padovana.

Da allora il nome del valoroso condottiero è entrato nella storia e le galline padovane nella dispensa dei chioggiotti, perché, pare, che come risarcimento ai danni di guerra il doge, in quell’occasione, si fece dare un cospicuo numero di capi del nobile pennuto.