A Chioggia la secolare storia che ha per forma il cono o la coppetta porta un nome: l’Arte del Gelato

 

Chi si ricorda il gusto puffo?

C’è poco da fare: pochi altri prodotti al mondo possono segnare un’estate, o addirittura un’epoca, come il gelato. Ossia un colpo di genio tutto italiano, venuto in mente ad un architetto: Bernardo Buontalenti che nel 1565, in occasione di un banchetto, lo preparò per la corte di Caterina de’ Medici. Utilizzò: neve, sale, limone, zucchero, bianco d’uovo e ovviamente latte. Fu un tale successo che da allora chi parla di gelato, pensa all’Italia. In America, per distinguere il buon prodotto di gelateria da quello confezionato si usa il termine “gelato italiano”.

Certo non fu subito un prodotto per tutte le tasche, furono necessari prima una serie di aiuti tecnologici, come quello messo a punto nel 1846 da Nancy Johnson, con mastello pieno di ghiaccio e sale al cui centro si trovava un cilindro in cui l’impasto poteva essere mescolato con una manovella. Venne chiamata “gelatiera”. A questa due anni più tardi William Young applicò un motore e con l’ultimo dopoguerra, quando l’economia distribuì il benessere in forma diffusa, il gelato divenne davvero un fenomeno sociale.

Da allora coni e coppette hanno iniziato ad avere le forme del capriccio dei più piccoli, di un qualcosa da condividere insieme al sentimento tra i primi amori, come recitava una fortunata campagna pubblicitaria di qualche anno fa “dal cuore di panna”, e del pericoloso sfizio tra chi, malgrado l’età matura, continua a vedere nel gelato il premio di una propria manifesta bontà e con questo riesce a mitigare i sensi di colpa e i timori legati al peso.

Tuttavia è anche ingiusto caricare il gelato di colpe che non ha: il sorbetto o il semifreddo, assicurano i dietologi, non sono più calorici di una pizza ne’ più dannosi di un whisky; ed il cono da passeggio, che molti considerano ancora il “vero gelato”, tra i “peccati dell’estate”, rimane certamente tra i meno gravi. Perché come è stato ribadito in un recente convegno a Rimini senza gelato non si può stare.

Privarsene del tutto è sbagliato – hanno sostenuto illustri dietologi – perché il gelato, a parte il suo potere nutrizionale (per chi ne ha bisogno), è prezioso per chi soffre di disturbi grastro-duodenali, mitiga l’acidità gastrica, accelera lo svuotamento dello stomaco, facilita la digestione. E poi, non va sottovalutato il beneficio pisco-fisico che esso dà al nostro corpo. Il gelato ci ricollega al mondo dell’infanzia, al sapore dei primi piaceri e dei primi affetti e poi una questione di moda: che estate sarebbe senza poter assaggiare le nuove tendenze?

E per chi a Chioggia cerca davvero il buon gelato artigianale, preparato con materie prime di qualità e con una ricerca attenta alla digeribilità non può che rivolgersi all’Arte del gelato. Giorgio e Alessandra sono i legittimi discendenti di quell’architetto Buontalenti che iniziò una storia lunga ormai quasi cinque secoli. Trovarli e facile, basta fare 4 passi verso Piazzale Italia.

 

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L'Arte del Gelato da Giorgio e Alessandra

L'Arte del Gelato da Giorgio e Alessandra sostiene l'iniziativa "Chioggia Estate" per la promozione turistica della Città, delle sue spiagge e della sua millenaria cultura.

Pubblicato da Chioggia Estate su Sabato 1 agosto 2020